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Itinerari nel Parco Nazionale della Maiella-Morrone |
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Itinerari nel Parco Nazionale della Maiella-Morrone |
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Itinerari nel Parco Nazionale della Maiella-Morrone |
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Itinerari nel Parco Nazionale della Maiella-Morrone |
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MONTE SECINE (1883 m) |
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Partenza: stazione
ferroviaria di Rivisondoli o Palena (1265 m) |
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Questo monte è un po' in disparte rispetto al gruppo centrale della Maiella, eppure è di grande importanza naturalistica poiché rappresenta il trait d'union tra il Parco Nazionale d'Abruzzo e quello della Maiella. Un corridoio naturalistico molto utile, soprattutto per i mammiferi. D'altra parte gli avvistamenti degli orsi e dei lupi sono frequenti da queste parti, come pure sui più bassi e contigui Monti Pizzi. Consigliamo di visitare, a fine escursione, la bella Pescocostanzo. Interessante la medioevale basilica di S. Maria del Colle a cinque navale con soffitti lignei artisticamente lavorati, fonte battesimale in marmi policromi, pile per l'acqua santa in bronzo (XIII sec.). Il paese è famoso per i pregiati lavori al tombolo e per la lavorazione, davvero unica, di gioielli in filigrana d'oro. Nelle, vicinanze del paese sono da ammirare i secolari, enormi faggi del Bosco di S. Antonio, oggi riserva naturale. Si parte dalla sterrata sotto la cima del Pizzo di Coda, tra le stazioni ferroviarie di Rivisondoli - Pescocostanzo e di Palena. Parcheggiata l'auto, ci si inoltra a piedi sulla pista che, in direzione est, va verso il bosco. Superato qualche problema per entrare nel bosco (a causa degli arbusti e di varie tracce degli animali che si intersecano) si continua poi, per sentiero tracciato e segnato giallorosso, per accedere, come per l'itinerario precedente, alla base delle Pietre Cernaie, e alla fonte omonima. Di qui, si prosegue passando sotto la verticale parete sud - est delle Pietre, per il sentiero che se ne discosta quasi subito per prendere la direzione ESE. Si continua entrando, poi, in una radura. Proseguendo ancora, si attraversano boschetti e radure fino a giungere ad una sella e da qui, con salita ripida su terreno scoperto, si giunge in vetta. Ritorno per lo stesso percorso.
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MONTE PORRARA (2137 M) per la cresta sud |
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Partenza: Stazione FFSS Palena (1257 m) |
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È una montagna, il Porrara, che domina l'abitato di Palena; ed è l'ultima propaggine della dorsale della Palena che, partendo dal Monte Pescofalcone, arriva fino al Porrara. Bella e slanciata vetta che si erge, improvvisamente, dai bacini di origine lacustre di Piano Cerreto dove corre la linea ferroviaria. Il nostro itinerario percorre la lunga cresta sud che dapprima nel bosco e poi sulla cresta vera e propria, giunge dall'arca vetta del Porrara. Dalla stazione ferroviaria di Palena (1257 m), si percorre a piedi, per un tratto, la strada asfaltata in direzione di Campo di Giove. Dopo circa duecento metri, si imbocca, a destra, un sentiero largo che entra nella faggeta, intramezzata da piccoli abeti bianchi. Si segue il sentiero facendo attenzione alla segnaletica, non sempre visibile. Bisogna cercare di mantenersi sempre in cresta, o leggermente a destra di essa per evitare di imboccare le numerose piste dei pastori che intersecano il bosco. Man mano che si sale, il bosco si fa più rado, cedendo ad ampi pianori e, poi, ancora in alto, a radure coperte da ginepri nani. Si segue sempre la cresta, molto panoramica, fino alla bella vetta erbosa; qui, il panorama si apre sui vicini Monti Pizi, fino al Parco Nazionale d'Abruzzo, con il Monte Greco in primo piano. Si può tornare, per lo stesso itinerario, o scendere a Campo di Giove, seguendo la sterrata della pista di sci. Dalla strada asfaltata, ove si arriva, vi sono circa 8 km da percorrere per tornare alla stazione ferroviaria di Palena.
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FONTE TARÌ (1540 M) |
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Partenza: Lama dei Peligni
(668 m) |
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È la zona che ha visto la prima reintroduzione dei camosci sulla Maiella. Gli ungulati, scomparsi dal massiccio circa un secolo fa, sono stati rinchiusi, per un certo periodo di tempo necessario all'acclimatazione, in un ampio recinto in Lama dei Peligni, paesino posto alle falde della Maiella che ha promosso e portalo avanti il progetto, Qui c'è il Centro Visita del camoscio e per ogni informazione si può telefonare all'ufficio della riserva (0872/91221) o al Centro Visita (0872/916067). Alcuni esemplari di camoscio d'Abruzzo (Rupicapra Pyrenaica Ornata) sono in un grande recinto al di sopra del paese, allo scopo della riproduzione e della successiva liberazione. Nell'antichissima Lama, abitata sin dalla preistoria, è interessante visitare la fontana cinquecentesca e la contemporanea chiesa di S. Nicola, con il pregevole pulpito del seicento in legno scolpito. E, sopra al paese il bel convento di Maria S.S. della Misericordia che custodisce alcuni antichi manoscritti e una croce trecentesca in rame di arte abruzzese. Da Lama Dei Peligni (668 m) si prosegue, per un breve tratto, verso Palena. Dopo circa 500 metri, si gira a destra per una stradina asfalta la che porta in località S. Antonio. Dall'area picnic inizia il sentiero segnato dentro la pineta, per poi uscirne e salire con ripidi tornanti su erba e ghiaia fino a che il pendio si fa più dolce, sempre in direzione ovest. Si attraversano alcuni canaloni e con un ripido zigzag si arriva alla Fonte Tarì accanto al rifugio. Si può scendere o per lo stesso itinerario, oppure risalendo per altri seicento metri a monte del rifugio entrando a sinistra, nel Vallone di Taranta e nella larga pista della Grotta del Cavallone. In quest'ultimo caso occorre lasciare una macchina sulla strada alla base del vallone (par lenza bidonvia per la grotta). Lungo questo percorso non è raro osservare il volo possente e lento dell'aquila reale che nidifica nei pressi della riserva.
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DA GUADO DI COCCIA A LAMA DEI PELIGNI per la Grotta del Cavallone |
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Partenza:
Campo di Giove,
Guado di Coccia (1652 m) |
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È un itinerario lungo, ma non faticoso, che costeggia la parte sud orientale in quota della Maiella e passa in rassegna l'ambiente spoglio ma affascinante di questo versante della montagna. Ricco di fioriture di stella alpina appenninica e di genzianelle di inconsueta grandezza, il sentiero è un vero e proprio balcone su tutta la valle del Fiume Aventino, sui Monti Pizi e sull'Alto Sangro. Da Campo di Giove (1064 m) si prende la funivia per il Guado di Coccia (aperta solo in agosto e saltuariamente per il resto dell'estate). All'arrivo della funivia si sale, per un breve tratto, in direzione dell'impianto della Tavola Rotonda (direz. nord) per prendere un sentierino sull'erba che inizia, obliquo, a destra (segnato giallorosso n. 27). Si segue sempre il sentierino che sale fino a quota 1950 per poi salire, più dolcemente, a mezza costa verso destra. Si continua cosi, oltrepassando vallette erbose, che man mano diventano sempre più pietrose e si continua attraversando alcune depressioni vallive. Si giunge, così a Fonte Serra dove l'acqua scorre abbondante. Da qui il sentiero non è più ben individuabile anche se, ogni tanto vi è una traccia riconoscibile. Dalla fonte il sentiero scende e si continua a mezzacosta, con leggeri saliscendi, senza perdere quota nel complesso. Si arriva così al ricovero di pastori di Macchia Taranta (1803 m) e si entra nell'ampio Vallone di Taranta. Si continua a mezzacosta e si giunge alla Grotta del Cavallone (1425 m). Visitata la grotta, si può scendere nel vallone da dove sale la funivia o, tornando indietro, si riprende il sentiero: a un bivio, si piega a destra (direz. est), per una pista che sormonta la grotta e arriva a Fonte Tarì (acqua) e al rifugio omonimo (1540 m). Per un buon sentiero (segnato) si scende, con vari tornanti, fino a Lama dei Peligni (680 m).
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VALLONE DELLE TRE GROTTE |
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Partenza:
Pennapiedimonte,
Balzolo |
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La Valle dell'Avello e uno dei tanti canyon della Maiella. Largo ed aperto verso il paese di Pennapiedimonte: chiuso ed impervio, più in alto, quando si incunea nel cuore del versante settentrionale della Maiella. L'itinerario proposto ci dà una immagine sufficiente dell'ambiente grandioso di questa parte del massiccio. Pareti precipiti, valli e valloni laterali, estese foreste sui pendii quasi verticali. Negli ultimi anni sono stati riattati e segnati i vecchi percorsi dei pastori boscaioli e cavatori di ghiaccio, che partivano di notte con i muli e, andavano a prelevare il ghiaccio nei nevai perenni nell'alta Valle dell'Avello. Mettevano il ghiaccio in sacchi di iuta riempiti a metà di paglia per una migliore coibentazione; poi si rimettevano in cammino per vendere il "prezioso" carico ai signori di Chieti, e anche alle corti di Roma e Napoli. Da Pennapiedimonte si sale al Balzolo (710 m) la piazzetta alta del paese. Qui inizia l'escursione che percorre la sterrata e che parte dalla piazzetta. Oltrepassata una galleria, si entra nella valle dominata da alte pareti dove spesso si incontrano scalatori in azione. Man mano che si prosegue, il panorama si allarga sul vallone e su questo versante della Maiella. Si oltrepassa un'altra galleria e, si continua in un ambiente ora più verde e meno dominato dal grigio calcare. Proseguendo ancora, si giunge al termine della sterrata e alla fine di questa escursione.
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MONTAGNA D'UGNI (2050 m) - L'anello |
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Partenza: Pennapiedimonte |
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Più che una cima il Monte d'Ugni è un lungo crinale che separa la Valle dell'Inferno dal Fosso la Valle di Palombaro. Di grande valore ambientale e naturalistico è giustamente da qualche anno protetto come riserva naturale statale, affidata al Corpo Forestale.
Da Pennapiedimonte si segue la strada che scende
a Palombaro. Dopo circa 8 km, appena dopo la frazione Cantagufo e
a 2 km da Palombaro, si prende, a destra, una stradina asfaltata
che sale verso la montagna. Si prosegue ancora per poco, fino alla segnaletica in legno della Forestale che indica chiaramente le direzioni. Qui si parcheggia negli appositi spiazzi e si inizia l'escursione per un bel sentiero largo a sinistra entrando nella valle (indicato). Si accede subito in un ambiente davvero suggestivo, ricco di vegetazione e dominato dagli impressionanti pilastri di calcare che si ergono alti sul vallone. Percorrendo sempre il sentiero, che segue il fondo della valle, si oltrepassano vari stazzi di pastori ricavati dalle numerose grotte e dagli anfratti delle pareti laterali. Si risale così tutta la valle e si giunge alla testata in un ambiente più aperto e al cospetto del vertiginoso versante settentrionale di Cima Murelle. Qui si incontra un rifugio della Forestale a quota 2049 m. Proseguendo in piano e ora su strada sterrata (direzione NNE) si raggiunge l'altro rifugio e si inizia a scendere sempre per sterrata. Poco dopo si può scendere direttamente, con una scorciatoia (segnata U3) che evita i noiosi tornanti della sterrata, giungendo nei pressi del punto di partenza.
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MONTE AMARO (2793 m) da Fara S. Martino |
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Partenza: Fara S. Martino
(440 m) |
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Con 2343 metri da superare, è una salita dai dislivelli himalayani da affrontare solo se si è bene allenati. Si parte da Fara S. Martino (CH), il paese famoso per la buona pasta. La zona è riserva naturale statale già dal 1983, grazie alle pressioni delle popolazioni locali. Si parte proprio dal paese di Fara S. Martino (440 m) e si imbocca l'evidente vallone (segnaletica e arca picnic) contornato da pareti rocciose. Si entra nel canyon (Valle di S. Spirito) e si inizia la lunga e faticosa ascesa, sempre sul fondo del vallone, oltrepassando tana strettoia, le cui pareti sembrano richiudersi (Stretta di S. Martino, il santo dei Longobardi che, racconta la leggenda, con un miracolo aprì il canyon permettendo, alle popolazioni locali, un più facile accesso ai pascoli alti). Si continua nel vallone con faticosa salita sul sentiero sassoso, fino a giungere all'inizio di un bosco, in zona più aperta. Qui c'è un trivio, si prende il sentiero di centro, più evidente, entrando nel bosco. Continuando, sempre nel fondovalle si esce dal bosco e si entra della Valle Cannella caratterizzata da numerose doline di origine carsica. Qui si è in alta montagna. La caratteristica di questo itinerario sta nella estrema varietà di ambienti grazie alla grande ampiezza altitudinale di questa ascensione. Si continua nella valle e si giunge al centro, dove è il Rifugio Manzini (chiuso, chiavi alla Forestale 0872/980970). Dal rifugio si continua per il sentiero che a mezzacosta sale al crinale somitale, dove a sinistra poco dopo si giunge in vetta (2793 m), ingombra dei resti del vecchio bivacco "Maiorama" e dove sorge il nuovo bivacco fisso "Pelino". Si torna per lo stesso itinerario.
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DA BOCCA DI VALLE ALLE CASCATE DI SAN GIOVANNI |
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Partenza: Bocca di Valle (647 m)
fraz. di
Guardiagrele (CH) |
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È una breve passeggiata che porta al suggestivo spettacolo delle cascate di San Giovanni formate dalla caduta del Torrente Vesola. La partenza è da Bocca di Valle (647 m) una piccola frazione di Guardiagrele. Sul posto vi sono numerose aree attrezzate con tavoli e panche all'ombra della bella pineta che riveste le pendici della valle. Il luogo è dotato di ristoranti e alberghi. Suggestiva è la visita, a Bocca di Valle, del Sacrario della Maiella che risale al 1920. Nel sacrario che è ricavato in una grotta ed è impreziosito con ceramiche dell'artista abruzzese Basilio Cascella, è tumulata la salma di Andrea Bafile, tenente di Vascello e medaglia d'oro al valor militare. Da Bocca di Valle, dalla statale, si prende, a piedi, la sterrata che entra nella valle (ben segnato da un grosso tabellone in legno). Poco dopo, si oltrepassa un villino e si tralascia un sentiero sulla destra che attraversa il torrente su un caratteristico ponticello in pietra. Proseguendo sulla sterrata si oltrepassa l'alveo del torrente passando a destra di esso (sin, orogr.) e si prosegue ancora tiri quasi alla fine della sterrata. Poco prima del suo termine, si prende un sentierino sulla destra, poco evidente che si inerpica sul fianco della valle. Si oltrepassa un edificio dell'acquedotto e si riscende sul torrente in località detta Le Cannellucce, dove mille rivoli acqua scorrono da una paretina ricoperta di muschio e, a primavera, di belle fioriture. Si attraversa nuovamente il corso d'acqua, passando sulla sinistra del torrente (destra orogr.). Ora il sentiero prende a salire più rapidamente all'ombra di un bosco misto di faggi e carpini, si tralascia un bivio sulla sinistra, si oltrepassa un'altra costruzione dell'acquedotto ed infine si giunge ai due poderosi salti della Vesola (il primo di 35 Metri ed il secondo, poco più a valle, di 15 metri) che costituiscono le cascate di San Giovanni (975 m).
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TREKKING A CAVALLO nel territorio di Pizzoferrato. |
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Per arrivare: dall'Adriatico s'imbocca il Fondo Valle Sangro fino a Quadri (km. 50). A Quadri, alla periferia del paese, si gira a destra per Pizzoferrato. Dopo 12 Km si arriva. La piazza appare evidente dopo qualche caseggiato.
CARATTERISTICHE DEL PERCORSO |
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Il percorso si avvia a Casale Fannini. Si sale lungo un vecchio tratturello. Si fiancheggiano i ruscelli di Colle del Lupo ritrovandosi già a 1200 m. Proseguendo sulla mulattiera si passa Croce dei Colli dirigendosi verso il paese. il cammino prosegue sempre in salita iniziando ad inoltrarsi nei boschi. A un ora e mezzo dalla partenza si arriva, mettendosi in piano, al villaggio turistico VALLE DEL SOLE (1432 m). Subito dopo il villaggio si torna a imboccare un sentiero che gira intorno a MONTE SAN DOMENICO (1619 m.) L'aria è fresca e tersa, la vegetazione rigogliosa. Compare in una splendida posizione un'area picnic, posta intorno alla chiesetta di S. Domenico, tra un verde prato ombreggiato, ai piedi del monte: è il luogo ideale per ritemprarsi e godersi uno degli angoli più suggestivi dell'intera zona, il percorso continua penetrando nel bosco seguendo sempre il vecchio sentiero. Si gira per le PRATELLE: un ampio prato dove sono stati costruiti d i capannoni per il ricovero degli armenti e una fontana abbeveratoio. i cavalli si mischiano alle mucche al pascolo. Si continua a penetrare nel bosco, il percorso diventa impervio. La vegetazione è fitta. Si scende da cavallo per proseguire a piedi e salvarsi più agevolmente dai rami che ostacolano il passaggio. Finalmente ricompare il pascolo: VALLE PRIOLA (1500 m): posta sotto M. LUCINO E MONTE S. DOMENICO si apre a un panorama immenso, tutta la valle del Sangro si abbraccia con uno sguardo. L'attenzione del cavaliere torna sul cavallo. Da qui inizia la discesa. Tra una tirata di briglia e l'altra per frenare i cavalli che vorrebbero scendere più veloci, si può continuare a ammirare lo scenario paesaggistico che muta in continuazione rimanendo sempre incantevole. Con un po' di attenzione è possibile ammirare il volo del falco pellegrino o una volpe che saltella tra i campi. A FONTE GALANTE il percorso si ricongiunge con quello di andata. Si prosegue per il rientro.
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DA TOCCO CASAURIA A MONTE ROTONDO |
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Partenza: Tocco Casauria
(PE) |
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Lunga escursione in una delle zone più selvagge del Morrone. A Tocco da Casauria che ha dato i natali al grande pittore Francesco Paolo Michetti (1851-1929) è interessante la visita al castello, purtroppo in stato di abbandono (XII sec.). Da Tocco da Casauria (PE uscita autostradale A25) si seguono le indicazioni per gli impianti sportivi e per la Fonte dell'acqua di Mezzanotte. Percorsi circa 7 chilometri dal bivio, l'asfaltata finisce e diventa sterrata percorribile in auto. Dopo duecento metri, si tralascia una sterratina che parte a sinistra e si continua diritti per altri 250 metri arrivando ad un bivio più evidente. Qui si gira a sinistra (segno giallorosso) salendo per la sterrata. Percorsi 400 metri e dopo un tornante si incontra la fonte di acqua sulfurea (casotto in pietra vagamente somigliante ad un bunker). Qui si parcheggia l'auto (460 metri di quota) e qui inizia il nostro sentiero (ben segnalo in giallorosso) che sale incrociando più volle la sterrata. Sul sentiero che sale rapidamente si attraversa una vasta zona con una vegetazione tipica mente mediterraneo toccando Fonte Luigi (640 m). Proseguendo con larghi tornanti, si risale un'arca rimboschita a pino dalla Forestale, quindi si perviene sull'ampia dorsale di Monte della Grotta (1084 m), ove si aprono numerosi panorami anche sulle suggestive Gole di Popoli. Proseguendo sul sentiero si entra nel fitto di un bosco e, in seguito, attraversata una radura, si entra in una bella faggeta, a mezzacosta, sulle Gole di Popoli. Successivamente, per prati, giunge alla Portella di Schiena d'Asino (1293 m). Il sentiero, sempre segnato, si inerpica sino all'ampia e lunga dorsale di Schiena d'Asino che si percorre sino alla vena di Monte Rotondo (1731 m).
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VALLE DELL'ORFENTO Da Decontra all'Eremo di S. Giovanni |
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Partenza:
Decontra/Pianagrande (1540 m) |
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L'itinerario proposto è tra i più suggestivi ed affascinanti della Maiella. Si visiterà l'eremo di S. Giovanni, un ricovero spirituale scavato e intagliato nella roccia. Qualcuno ha detto che la Maiella è la tebaide d'Abruzzo. Francesco Petrarca la definì la 'Domus Christi". Sulla strada che porta a Caramanico (da Pescara) poco prima del paese, e 500 metri prima del ponte di Caramanico, si prende, a sinistra, una stradina asfaltata che sale a Decontra. Dopo circa 6 km, si arriva al villaggio. Si continua per la sterrata che passa a sinistra delle case e a un bivio, duecento metri dopo il paese, si prende a destra poi la strada sterrata in salita. Si continua così per la malagevole sterrata per circa 8 km e si giunge alla sbarra della Forestale di ingresso alla riserva. Qui si parcheggia. Si prosegue, a piedi, oltre passando la sbarra e continuando sulla sterrala che prosegue diritta per circa 150 metri per poi piegare a destra ed entrare a Pianagrande. Si prosegue, ancora sulla sterrata, per altri 50 metri e si prende (segnale in metallo) un sentierino che scende a mezzacosta per immettersi, con vari tornanti, in una faggeta. il sentiero ora diventa roccioso, con scalini intagliati nel calcare, si arriva così alla Grotta di S. Giovanni e all'eremo omonimo. Qui, per sette anni, dimorò S. Onofrio intorno al 1250. Tutto è scavalo pazientemente nella roccia: la dimora, l'altare, la gradinata con un lavoro davvero incredibile. L'eremo è ben visibile dal basso risalendo per un breve tratto sul sentiero. Per visitarlo all'interno, occorre superare un tratto dove occorre attenzione e prudenza: una cengia intagliata nella roccia sulla quale si prosegue, per un tratto, ventre a terra. Per il ritorno si può continuare sul sentiero che scende nel bosco e seguire poi una cengia quasi sull'orlo della parete che dà sulla valle, si continua oltrepassando uno sgrottamento. Proseguendo per il sentiero si risale, ora, la faggeta e si torna a Pianagrande, punto di partenza.
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BADIA DI SAN LIBERATORE A MAIELLA |
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Percorso: Serramonacesca
(PE) |
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La Badia di San Liberatore a Maiella è il monumento più antico dell'arte benedettina in Abruzzo. Eretta ancor prima dell'anno 884 d.C., ha la convalida dalla concessione fatta da Carlo Magno a S. Benedetto, della proprietà del monastero assieme ai lasciti di terre donati dal patrizio romano Tertullo. La raffigurazione dell'evento, ormai deturpata dal tempo, è nella parete dell'abside della navata centrale. Alla Badia si arriva in auto; visitato il complesso monastico, è consigliabile, poi, scendere sulle rive del Fiume Avello che propone bellissimi scorci in un ambiente ancora naturalisticamente intatto. Da Serramonacesca, (uscita Alanno Scafa dell'A25 Roma Pescara) si raggiunge, per strada asfaltata, la Badia di S. Liberatore a Maiella. Per visitare l'interno occorre chiedere la chiave al parroco del paese. Visitata la Badia si consiglia di fare una breve escursione scendendo nel sottostante Fiume Alento. Dal piazzale del monastero si prende il sentiero (evidente, direzione est) che scende fino al primo piccolo corso d'acqua e ad uno spiazzo Si continua a destra seguendo il ruscelletto che si oltrepassa mediante un tronco appoggiato. Si continua, così, fino ad arrivare ad uno spiazzo bellissimo ricco di rivoli d'acqua che si insinuano tra le rocce coperte da uno scivoloso (attenzione) muschio verde. Qui, in alto a sinistra, si notano delle, grotticelle usate dai frati come sepolcri per i morti del monastero. Si può continuare lungo il fiume, però il percorso diventa difficile con antichissimi scalini intagliati nella roccia e pericolosamente coperti dal muschio. il sentiero continua per altri 500 metri diventando poi davvero impraticabile. Si torna per lo stesso percorso.
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Itinerari nel Parco Nazionale della Maiella-Morrone |
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