Ritratto d'autunno

Gli spazi della memoria

Il Fuoco e la Sposa

Chiamai nu Santo e ce ne venne nove ci venne la Madonna e San Nicole

I sapori e i profumi della campagna in autunno

 

 

Nell’autunno par che il sole e gli oggetti sieno d’un altro colore, le nubi di un’altra forma, l’aria d’un altro sapore. Sembra assolutamente che tutta la natura abbia un tuono un sembiante tutto proprio.

(Giacomo Leopardi, Zibaldone) 

 

Testo di Maria Concetta Nicolai

Foto di Luciano D’Angelo

 

 

 

 

 

 

Ritratto d'Autunno

Gli spazi della memoria

La luce declinante, la campagna distesa nel silenzio, una malinconia persa lungo l’estremo filo dell’orizzonte rendono l’autunno la stagione più spirituale dell’anno

 

Stagione di riletture agresti, di un andare per la campagna, nella appena accennata ricerca dell’ultimo frutto, quello che pende preziosamente, tra le foglie gialle.

"Nell’autunno par che il sole e gli oggetti sieno d’un altro colore, le nubi di un’altra forma, l’aria d’un altro sapore. Sembra assolutamente che tutta la natura abbia un tuono, un sembiante tutto proprio." Così Leopardi, poeta di malinconie sublimi vedeva questa stagione di luci trasparenti e declinanti, di spazi allargati vieppiù dal silenzio, di storie perse al limitare del bosco.

Ai tempi della mia infanzia la borghesia di provincia, inurbata nella città, ritrovava la propria dimensione terriera e tornava in paese per presiedere alla vendemmia e alla raccolta delle olive, due operazioni che allora, per una ritualità ancora percepita, sembravano essere restate di interesse padronale.

Si riapriva la casa di famiglia, gli uomini, per lo più professionisti o funzionari dello Stato, si concedevano una sosta alle abituali attività e i bambini facevano vacanza a scuola. Si tornava in paese per i Morti; era questa l’espressione per indicare un’annuale pausa alla vita cittadina. Per me era l’occasione di scoprire una scansione temporale diversa, un modo di vivere altro che sentivo mio per una lontana origine e tuttavia constatavo irrimediabilmente distante. Sul far dell’alba, gli occhi incollati alle travi del soffitto, imparavo a riconoscere le voci che si alzavano dalle colline e dai casali spersi in fondo all’orizzonte ancora umido e scuro: il passo chiodato dei cacciatori sull’acciottolato della via, lo scalpiccio della canea al seguito, il canto lontano di un gallo, gli usci dei fondaci aperti e richiusi come un alito segreto e poi, su tutto, il campanone che annunciava la prima messa.

Quello era il segnale: se avessi voluto andare in campagna con il nonno, mi sarei dovuta alzare senza indugi. In cucina mi aspettavano gli odori dell’autunno: l’orzo abbrustolito, le melecotogne calde sotto la brace, in un angolo dell’immenso focolare appena rassettato, e il pane sul mantile giallo e turchino della mensa.

Per le strade già ferveva l’animazione dei preparativi: chi aveva concluso la vendemmia e la pigiatura si apprestava alla raccolta delle olive e alla conserva dell’olio. La grandezza e il numero delle botti e degli orni era la misura della ricchezza familiare, così che non era raro incontrare sull’uscio spalancato della cantina, insieme agli operai, il padrone di casa affaccendato e orgoglioso.

Tra gli odori nuovi e acri mi sembrava di riconoscere quello dolce del mosto cotto che una volta avevo intravisto bollire, con un certo mistero, negli immessi caldai di rame. Poi di colpo, subito dopo le ultime case, si alzava il giorno pieno. Dalla strada bianca costeggiata dai filari gialli delle vigne, ormai spoglie, guardavo le zolle aperte dalla recente aratura, nere e inquietanti come il terrificante maleficio che avrebbe colpito chi le avesse calpestate per violare il campo altrui.

Il nonno era parco di parole, ma ogni tanto accennava al nome di un albero, di una contrada affacciata sulle colline o al nome della famiglia di cui attraversavamo le proprietà e al suono della sua voce, per quanto rara e pacata, spesso si alzava dalle siepi un volo improvviso e fugace. Il cammino verso il trappeto non era lungo e prima che la strada cominciasse a pesarmi eravamo arrivati ad un grande fabbricato bianco, freddo e rumoroso con un via vai di uomini affaccendati a scaricare sacchi e a trafficare intorno alla macina. Consapevole di essere stata ammessa in un luogo a molti precluso, accettavo di starmene in un angolo, contenta di osservare senza porre domande fino a quando dalle stanze di sopra non scendeva una donna vestita di grigio, silenziosa e odorosa di mele, come quelle che mi avrebbe condotto a mangiare in una sala vasta e luminosa, dove i frutti stavano stesi per terra, su certe tele di sacco.

Per un giorno c’era il dolore composto dei Camposanti. Dei lumi, lasciati alla finestra al precoce imbrunire, uno per ogni anima cara, del salmodiare dei mendicanti che bussavano di porta in porta, ripetendo il monito del Giorno dell’ira e del Giudizio universale. La famiglia, dopo la cena e le ultime visite dei parenti, lasciava un angolo imbandito per le Ombre affettuose che la notte sarebbero tornate e mandava i piccoli a dormire con un cartocetto di fave dolci e confetti, affinché continuasse la memoria e il sentimento di appartenenza tra le nuove generazioni e quelle passate.

Oggi credo che non usi più riaprire le case per i Morti, che la vendemmia e la raccolta delle olive siano un fatto di cooperazione impreditoriale, che presta attenzione alle regole di produzione e di mercato, e che probabilmente, i frantoi siano tutt’altra cosa dal trappeto della mia infanzia: ma pure l’autunno, con quel tanto di brumoso silenzio nordico che sembra scendere nelle latitudini mediterranee, con la traccia dei riti celtici e longobardi di tante tradizioni rurali, resta la stagione migliore per riscoprire la campagna.

La villegiatura si chiama agriturismo ed ha nuovi tempi compresi in un fine settimana o, ancora meno, solo in una domenica. Gli itinerari, amplificati dal nuovo indirizzo assunto dal lavoro agricolo, sono molteplici e certamente più confortevoli di un tempo. Ma il piacere di camminare lungo le strade interpoderali, di riscoprire, oltre il condizionamento letterario, il segno dell’aratura recente, il gesto ampio della semina, i colori delle vigne, la curva argentea degli oliveti, è lo stesso.

In campagna l’ora migliore è ancora il tramonto, quando una luce rossa, come mai in un altro mese, disegna sull’orizzonte il profilo della Bella Addormenta e del Gigante. Allora il ritorno a casa acquista il valore della quiete ritrovata, del calore dei sentimenti, la forza della passione che dura tutta la vita.

 

 

 

 

 

Ritratto d'Autunno

Il Fuoco e la Sposa

La festa di San Martino, a Scanno, mantiene struttura ed espressioni simboliche che rimandano all’archetipo dei riti di passaggio e di rifondazione

I ragazzi attendono che il fuoco consumi tutte le frasche per recare in dono il palancone della sposa

 

La festa di San Martino, dappertutto, è caratterizzata da momenti di spensieratezza e divertimento, né l’Abruzzo si sottrae alla regola.

Rumorose compagnie di questua la sera della vigilia girano di casa in casa, reggendo un’enorme zucca svuotata e trasformata in lume; allegre brigate improvvisano serenate scherzose all’indirizzo dei mariti infelici e affiatate comitive di amici, con la scusa del vino novello, e delle brumose serate dell’autunno incipiente, si ritrovano in pantagruelici convivi, intorno a montagne di salsicce rosolate, prelibati spiedi di rara cacciagione, sontuose porchette.

Qualcuno riconosce nella consuetudine i resti del Capodanno celtico che la dominazione longobarda diffuse in vaste zone anche centro-meridionali, insieme ad altre forme di religiosità, compreso il culto per il Santo guerriero della Pannonia, che concludeva il ciclo dei festeggiamenti per il nuovo anno agrario, aperto con la ricorrenza di Ognissanti.

Ma a Scanno, la notte di San Martino acquista una suggestione diversa, forse perché la tradizione rivela caratteri più che altrove arcaici ed originali, o forse perché la particolare dimensione architettonica e naturale in cui è immerso il centro conferisce all’evento un fascino misterioso e coinvolgente.

Il paese, già dalle prime ore del pomeriggio, si anima di un andirivieni festoso, di richiami gridati da strada a finestra, di mamme che raccomandano, inutilmente, la prudenza, mentre c’è un correre di ragazzi ad ammassare legna, frasche, ogni materiale che prometta di ardere e di far fumo a sufficienza, sulle alture di Cardella, della Plaia e soprattutto dinnanzi alla grotta di San Martino in contrada Decontra. Originariamente la festa si svolgeva solo in questa località in cui la leggenda narra presenze miracolose del Santo che si sarebbe rifugiato nelle cavità della montagna, ma da qualche anno i gruppi si dividono per rioni e improvvisano una competizione che raggiunge toni accesi di sfida.

Intorno ai falò si vive un’atmosfera di grande allegria che accomuna tutto il gruppo dei partecipanti. Si improvvisano canti, balli, abbondanti libagioni in un clima di collettiva spensieratezza, sempre tenendo presente l’impegno di raggiungere effetti più spettacolari o, per lo meno, di far ardere la propria Gloria, meglio e più a lungo di quelle degli altri.

L’aspetto competitivo, inseritosi recentemente, se in qualche modo può aver soverchiato atteggiamenti e valori, quali per esempio l’identificazione e la solidarietà del gruppo, ha però rifunzionalizzato l’evento di cui si stava perdendo la consapevolezza dei significati di base.

Quanto sia antica la tradizione delle Glorie non è facile dirlo, mancando al proposito una sicura documentazione letteraria e dovendo ogni criterio valutativo affidarsi solo a quella orale. Un qualche aiuto è offerto dagli aspetti formali della festa che, allo stato attuale, non sembrano aver subito una sostanziale caduta di valori originari, i quali si inquadrano nel vasto scenario delle cerimonie di purificazione e rinnovamento proprie delle religioni primitive e naturalistiche in cui il fuoco è utilizzato come elemento liturgico e cultuale.

 

La costruzione della Gloria sull'altura delle grotte di San Martino

 

Un’espressione rituale di grande spessore resta l’abitudine dei ragazzi di tingersi il viso con il nero della fuliggine prima di iniziare a ballare e cantare intorno al fuoco agitando grossi campanacci e oggetti atti a produrre frastuono. La loro presenza riconduce a motivi agrari e alla evocazione di forze nascoste ed oscure del mondo sotterraneo da cui dipendono la vitalità e la rinascita della vegetazione, in un momento di crisi e di incertezze quale è l’inizio dell’anno agrario e della produzione cereale che si apre con la semina.

Del resto anche altri elementi concorrono a ritenere le Glorie un rituale vegetativo. La consegna del Palancone bruciato alla sposa novella di ogni rione con conseguente elargizione di donativi alimentari e generale baldoria a base di vino e salsicce nella piazza del paese, aderisce a certi rituali della fecondità presenti in tutte le espressioni del mondo agrario, e sullo stesso livello si colloca il Dolce con la Moneta, riservato ai bambini.

Nell’uno e nell’altro caso la logica delle civiltà primitive, discesa poi in quelle tradizionali, mette in atto una struttura cerimoniale all’interno della quale ciascuna componente del gruppo si pone come immagine speculare della divinità e assume un ruolo metastorico condizionato al momento festivo. Quindi, la Sposa Novella rappresenta, per una similitudine di condizione, la giovane Grande Madre sacrificata per il bene comune nelle oscurità del sottosuolo, dove ha assunto la funzione di padrona e dispensatrice delle ricchezze, così come i bambini di casa, premiati con la Moneta nascosta nel Dolce, sono il tramite tra il mondo degli uomini e quello dell’eterno ritorno alla giovinezza divina.

Ma quanto di complesso e cerebrale può esserci in ogni interpretazione antropologica, a Scanno si scioglie in una naturalezza vissuta.

Le Glorie di San Martino sono semplicemente una festa d’autunno in cui i ragazzi imparano a diventare grandi e i grandi si ricordano di quando erano bambini e il paese riannoda la trama delle tradizioni in cui riemerge il carattere della stirpe.

 

 

 

 

 

Ritratto d'Autunno

Chiamai nu Santo e ce ne venne nove ci venne la Madonna e San Nicole

In autunno la malinconia pastorale ritrova la geografia familiare e l’intimità degli affetti nella preghiera e nel rito

Il busto di San Nicola esposto alla devozione dei fedeli

 

Più che di Santi contadini, l’autunno è stagione di Santi pastorali.

Il contadino benedice il suo scapolare sull’altare della Madonna del Carmine e dopo le feste di ringraziamento dedicate, a settembre, alla Madre di Dio, la campagna sembra ripiegarsi in una religiosità meditativa che attende i giorni di Ognissanti, dei Morti e di San Martino. Sul finir di settembre, guidati da Sant’Eustachio cacciatore, sulla traccia antica dei tratturi, ricominciano a camminare gli Arcangeli e fra tutti San Michele. La pietà transumante rimanda accenti e preghiere a Scanno a Tocco da Casauria, a Liscia fino alla grande ierofania pugliese del Gargano. Ma quando la lontananza comincia a pesare sugli occhi, il pastore si affida al cammino celeste della Madonna di Loreto e soprattutto al grande Vescovo di Mira che regge tre palle d’oro in mano.

Allora le cento cappelle, i mille altari abruzzesi dedicati a San Nicola si accendono di luci che rimandano al grande santuario di Bari. Le case del Santo, sedi di corporazioni e confraternite, che un tempo furono importanti punti economici e culturali (si pensi all’asta delle candele che vi si svolgeva) riaprono le porte.

Una di queste case, depositaria di saperi e rituali popolari, si trova a Pollutri, paese posto ai bordi del Tratturo Magno che da L’Aquila raggiungeva Foggia, dove il Santo vescovo di Mira è festeggiato due volte l’anno: la prima domenica di maggio e il 6 dicembre.

In questa seconda ricorrenza la casa di San Nicola vive il suo momento piu importante, a ricordo dei tempi in cui tra le sue mura si svolgevano contratti e transazioni.

 

La cottura rituale delle fave nella piazza di Pollutri

 

Il primo giorno della Novena, al suono della campana maggiore della chiesa, detta appunto di San Nicola e alla quale sono attribuiti patronati antitempestari, il priore della confraternita riapre i locali e vi accoglie per la preghiera serale tutti i confrati, le loro famiglie, il procuratore e i Deputati della festa. Contemporaneamente le donne iniziano i preparativi delle panicelle, completando i giri di questua per la raccolta del frumento e avviando le operazioni di macina.

La vigilia la casa si riempie di insolita animazione. Su lunghi tavoli si provvede a preparare la massa che una volta lievitata verrà lavorata a forma di piccoli pani su cui viene impresso l’antico e sacro sigillo del Santo. Il rito è scandito dal solenne rintocco della campana che accompagna anche la lunga teoria delle ragazze che, mantenendo in equilibrio sul capo le lunghe tavole su cui sono poste le panicelle, si recano a cuocerle nel forno. Il 6 dicembre, dopo le funzioni religiose e la processione, in cui viene condotto per le vie del paese un prezioso busto argenteo, capolavoro di scuola napoletana, nel primo pomeriggio ha inizio il rito della cottura delle fave.

In piazza i deputati della festa preparano sette enormi caldaie colme di fave precedentemente ammorbidite in un lungo ammollo nell’acqua. Al primo tocco del campanone si provvede a dare fuoco alle fascine. A questo punto l’entusiasmo popolare raggiunge il massimo e ognuno tifa per il caldaio abbinato al proprio quartiere e o alla propria corporazione. Infatti è consuetudine che il caldaio che bollirà per primo riceverà un premio e, soprattutto, le felicitazioni di tutti i pollutresi che dallo svolgimento del rito traggono auspici di benessere e prosperità.

Le fave, una volta cotte, vengono distribuite insieme alle panicelle e consumate per devozione. La tradizione, che mostra complessi aspetti mitici che si ricollegano a rituali antichissimi in cui entrano le valenze ctonie e sacrali delle fave, i concetti solari e del ritorno ciclico del tempo, ha una sua spiegazione popolare. Una leggenda di fondazione riferisce che San Nicola, Santo dell’abbondanza, come dimostra anche la manna che si distribuisce a Bari e le palle d’oro che tiene in mano nella iconografia corrente, avrebbe salvato la gente di Pollutri, durante una terribile carestia, moltiplicando a dismisura proprio un pugnetto di fave.

 

 

 

 

 

 

Ritratto d'Autunno

I sapori e i profumi della campagna in autunno

I prodotti tipici dell’autunno possono essere degustati ed acquistati presso le seguenti aziende agrituristiche

 

Casa Sole. Castelvecchio Subequo (Aq).

Tel. 0864797206. 

Ortaggi di stagione biologici


 

 

Da Adele. Calascio (Aq).

Tel. 0862930104

Olio Extravergine di Oliva


Le Roscie. Civita D’Antino (Aq).

Tel. 0863415352-0330933490.

Olio Extravergine di Oliva


Casa Verde. Navelli (Aq).

Tel. 0862959163.

Olio Extravergine di Oliva


Placidi Agnese. Balsorano - (Aq).

Olio Extravergine Oliva


Le Mandrelle. Altino (Ch).

Tel. 0872898176-0872983296.

Olio Extravergine Oliva e vino


Casa Bianca. Bucchianico (Ch).

Tel. 0871561956 -0871381887.

Olio Extravergine di Oliva


La Collina degli Allori. Casalbordino (Ch)

Tel. 0873900369-03476838540.

Olio Extravergine di Oliva e vino Montepulciano


Il Quadrifoglio. Colle Marcone-Chieti.

Tel. 087163400.

Olio Extravergine Oliva e vino


Del Negro. Furci (Ch).

Tel. 0873939635.

Olio Extravergine di Oliva e vino Montepulciano,

Trebbiano e Cerasuolo


Casino di Caprafico. Guardiagrele (Ch).

Tel. 0871897492.

Olio Extravergine Oliva


Il Bosco degli Ulivi. Lentella (Ch).

Tel. 0873321116.

Olio Extravergine Oliva


La Vigna. Mozzagrogna (Ch).

Tel. 0872712250-0337912714.

Olio Extravergine di Oliva e vino


Agriverde. Ortona (Ch).

Tel. 0859032101.

Olio Extravergine di Oliva e vino Montepulciano,

Trebbiano, Cerasuolo e Chardonnay


Montefreddo. Palmoli (Ch).

Tel. 0873955254.

Olio Extravergine Oliva


L’Uliveto. Palombaro (Ch).

Tel. 0871895201-03683337487.

Olio Extravergine di Oliva


Il Mandorlo. Ripa Teatina (Ch).

Tel. 0871399056.

Olio Extravergine di Oliva e vino


La Capezzagna. Ripa Teatina (Ch).

Tel. 0871398040.

Olio Extravergine Oliva


Lo Zipolo. Ripa Teatina (Ch).

Tel. 0871399358-59.

Olio Extravergine Oliva


Fattoria dell’Uliveto. Scerni (Ch).

Tel. 0873914173-0873365677.

Olio Extravergine di Oliva e vino Montepulciano


Pozzitello. Vasto (Ch).

Tel. 0873549888-036860700.

Olio Extravergine Oliva e vino


Olimpo. Villa Santa Maria (Ch).

Tel. 0872940425-0872968139.

Olio Extravergine di Oliva


Casa di Sergio. Alanno (Pe)

Tel. 0858573777

Olio Extravergine di Oliva e vino


Sonsini Carmelina. Bolognano (Pe).

Tel. 085880234.

Olio Extravergine di Oliva


La Pagliarella. Caramanico Terme (Pe).

Tel. 085928174.

Olio Extravergine di Oliva


Acqua Viva. Castiglione a Casauria (Pe).

Tel. 085880786.

Vino


La Bigattiera. Città Sant’Angelo (Pe).

Tel. 08596796-08596672.

Olio Extravergine di Oliva


La Lindera. Corvara (Pe).

Olio Extravergine di Oliva


Fonte Cupa. Farindola (Pe).

Tel. 0858236272.

Olio Extravergine Oliva e vino Montepulciano


Il Vecchio Frantoio. Farindola (Pe).

Tel. 0858236271.

Olio Extravergine di Oliva e vino Montepulciano


Ai Calanchi. Loreto Aprutino (Pe).

Tel. 0854214473-03683760674.

Olio Extravergine di Oliva e vino Montepulciano,

Trebbiano e Cerasuolo


Collatuccio. Loreto Aprutino (Pe).

Tel. 0858210737-085375163.

Olio Extravergine di Oliva


La Casina Rosa. Loreto Aprutino (Pe).

Tel. 0858289744.

Olio Extravergine di Oliva e vino Montepulciano,

Trebbiano, Cerasuolo


Le Magnolie. Loreto Aprutino (Pe).

Tel. 0858289534-0335384180.

Olio Extravergine di Oliva


Fattoria Colline. Moscufo (Pe).

Tel. 0854471118/0854470503.

Olio Extravergine di Oliva e vino


Masseria dei Gelsi. Moscufo (Pe).

Tel. 03387064327.

Olio Extravergine di Oliva


Il Casale delle Querce. Nocciano (Pe).

Tel. 08547115-085847609.

Olio Extravergine di Oliva e vino


Il Portico. Penne (Pe).

Tel. 0858210775.

Olio Extravergine di Oliva


Tenuta Sigillo. Penne (Pe).

Tel 08528102.

Olio Extravergine di Oliva


La Nora. Pianella (Pe).

Tel. 085971307-03473309546.

Olio Extravergine Oliva e vino


Fior di Pesco. Rosciano (Pe).

Tel. 0858505760.

Olio Extravergine di Oliva


Fonte Riccione. Rosciano (Pe).

Tel. 0858505832.

Olio Extravergine di Oliva e vino Montepulciano


La Masseria di Villa Giulia. Tocco da Casauria (Pe).

Tel. 085880357.

Olio Extravergine di Oliva


La Torretta. Tocco da Casauria (Pe).

Tel. 085880293.

Olio Extravergine di Oliva


L’Oliveto. Tocco da Casauria (Pe).

Tel. 0858809178-085880840.

Olio Extravergine di Oliva


Di Marco. Arsita (Te).

Tel. 0861995208.

Olio Extravergine di Oliva e vino Montepulciano,

Trebbiano


Agricalifornia. Atri (Te).

Tel. 08551300-0859492063.

Olio Extravergine di Oliva e vino


D’Ambrosio. Bisenti (Te).

Tel. 0861997335.

Olio Extravergine di Oliva


Torres. Bisenti (Te).

Tel. 0861995642.

Olio Extravergine di Oliva e vino


Villa Grazia. Bisenti (Te).

Tel. 0861995813.

Olio Extravergine di Oliva e vino


Gli Olmi. Corropoli (Te). Tel. 0861856596-086183190.

Olio Extravergine di Oliva


L’Antico Frantoio Canzano (Te)

Tel. 086157904-06490013.

Olio Extravergine Oliva


Il Feudo. Castellalto (Te).

Tel. 0861555375.

Olio Extravergine di Oliva e vino Montepulciano


Colle San Giorgio. Castiglione Messer Raimondo (Te).

Tel. 0861990492.

Olio Extravergine di Oliva


Il Torrino Castiglione Messer Raimondo (Te)

Tel. 0861995272.

Olio Extravergine Oliva


La Dea dei Campi. Castiglione Messer Raimondo (Te).

Tel. 0861909030. 

Olio Extravergine di Oliva


La Ginestra. Castiglione Messer Raimondo (Te)

Tel. 0861990140.

Olio Extravergine di Oliva


Le Lepri. Castilenti (Te).

Tel. 0861996245.

Olio Extravergine di Oliva e vino Montepulciano, Trebbiano


Adriana. Civitella del Tronto (Te)

Tel. 0861927105-03683038064.

Olio Extravergine di Oliva


Conti di Monteverde Basso. Cellino Attanasio (Te).

Tel. 0861668598-03473200503.

Olio Extravergine di Oliva e vino Montepulciano


Gioia. Cellino Attanasio (Te).

Tel. 0861659055.

Olio Extravergine di Oliva e vino Montepulciano


Il Melograno. Cellino Attanasio (Te).

Tel. 0861659041.

Olio Extravergine di Oliva e vino Montepulciano


Il Regno dei Sogni. Colledara (Te).

Tel. 0861698253.

Olio Extravergine di Oliva


La Quercia. Colledara (Te).

Tel. 0861698350-03473734670.

Olio Extravergine di Oliva


Gioie di Fattoria. Controguerra (Te).

Tel. 086189606-086182269.

Olio Extravergine di Oliva e vino


Boscherini. Isola del Gran Sasso (Te).

Tel. 0861975437.

Olio Extravergine di Oliva


I Vaccari. Isola del Gran Sasso (Te).

Tel. 0861975045.

Olio Extravergine di Oliva


San Giovanni ad Insulam. Isola del Gran Sasso (Te).

Tel. 0861210211-0861975247.

Vino bianco passerino


Santa Reparata. Isola del Gran Sasso (Te).

Tel. 0861975593.

Olio Extravergine di Oliva


Trabassi. Isola del Gran Sasso (Te).

Tel. 0861975185.

Olio Extravergine di Oliva


Giardino Officinale. Morro D’Oro (Te).

Tel. 0858041368.

Olio Extravergine di Oliva


San Pietro. Morro D’Oro (Te).

Tel. 085895284.

Olio Extravergine di Oliva e vino

Montepulciano, Trebbiano


Mirema. Notaresco (Te).

Tel. 085895783.

Olio Extravergine di Oliva


Colle Verde. Roseto (Te). Tel. 0858998116.

Olio Extravergine di Oliva e vino


Di Nicola Dunatill. Roseto (Te).

Tel. 0858992180-0858941884.

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Trebbiano, spumante metodo classico


La Meridiana. S. Omero (Te).

Tel. 0861786336.

Olio Extravergine di Oliva


Le Macine. Silvi (Te).

Tel. 0859354033-0854225071.

Olio Extravergine di Oliva e

vino Montepulciano


Curti. Teramo.

Tel. 0858002139.

Olio Extravergine di Oliva e vino Cerasuolo


Le Macine. Teramo.

Tel. 0861555227.

Olio Extravergine di Oliva


Picchio Verde. Teramo.

Tel. 0861328737.

Olio Extravergine di Oliva


Pepe. Torano Nuovo (Te).

Tel. 0861856493.

Olio Extravergine di Oliva e vino Montepulciano,

Trebbiano e Cerasuolo


I Tre Comignoli. Tossicia (Te).

Tel. 0861593147.

Olio Extravergine di Oliva