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Testo di Maria Concetta Nicolai Foto di Luciano D’Angelo |
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Montagne Madri sacre scaturigini delle Forze pure, quando non era l’Uomo, donde gioiosa alla cieca tenebra sparsa balzò l’alba primiera, e alle vergini valli guidando le torme dei fiumi scese la Primavera (Gabriele d’Annunzio, Elettra - Alle Montagne) |
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La terra del latte e del miele |
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La Valle Tritana fiorita di mandorli. Lungo essa correva una parte del Tratturo Magno che collegava L’Aquila a Foggia, con un percorso di duecentoquarantatré chilometri |
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In fondo alla piana, Santa Maria di Cintorelli galleggia su un respiro trasparente. Fisica ed evanescente, come il ricordo dei sogni giunti all’alba, la chiesa si solleva tra l’erba e il cielo d’aprile, congiunti dalla linea scintillante delle montagne innevate. D’intorno i paesi, da Navelli a Civitaretenga da Caporciano a San Pio delle
Camere, da San Demetrio dei Vestini a Poggio Picenze, e via via più su, fino
alle vertigini della Rocca di Calascio o ai misteri di Peltuinum, rimandano il
pensiero alla metafora di un gregge sparso per l’aria di primavera. Un’aria
scandita dall’erba nuova, dalle foglie leggere e tremanti sui rami, dai voli
solitari, dai richiami improvvisi e brevi degli
Da sempre, in Abruzzo, la primavera scende dalla montagna con il passo sicuro di chi pratica i lunghi cammini e con il gesto sereno di chi sa trasformare la memoria in speranza futura. È così dai tempi mitici del Ver sacrum, quando compagnie di giovani scendevano a valle, seguendo il bue bianco, sacro a Marte, significativo totem di teogonie e di battaglie, alla ricerca di nuovi pascoli e nuove patrie. Da allora è sempre stato così; e per una sorta di inclinazione naturale la prima stagione dell’anno sembra esprimere, con sublime intensità, le proprie categorie entro la maestà dell’orizzonte e la profondità dei valichi che si aprono tra cima e cima. L’aria che anche in pianura, a dire il vero, già alla fine di marzo, si carica di odori vibranti e germina pulviscoli vivi, in montagna tuttavia, rivela una qualità sommamente indefinibile. Liberata all’improvviso dall’incombente peso delle nubi, dal sibilo spietato della tormenta, dall’angosciante turbinio della neve, ormai cristallizzata in una algida e preziosissima traccia tesa lungo i margini dei dirupi, l’aria, specie nell’ora luminosa del primo mattino, si libra e si spande per la vastità del cielo con la pura trasparenza iridata del cristallo, entro cui si rifrangono e si immillano, in un rimando che evoca l’immensità stessa della creazione, tutti gli archetipi. Il silenzio, che empie gli spazi, è l’ascolto incantato del respiro della vita, la pausa dovuta dopo la prima parola detta, il pensiero che si guarda dentro l’anima. Il confine tra la dimensione del Sacro e il mondo degli uomini è una linea sottile ed incerta. Ovunque è tempo e luogo di dendroforie, di rivelazioni escatologiche e la giovinezza è la condizione immutabile dei figli di un Dio. E tali erano quelli che a primavera scendevano, con il capo coronato di verde, dietro il toro sannita, quelli che salivano a deporre le offerte alla stipe votiva di Ercole Curino, quei sodali di Ercole che banchettavano nel Vico Stramenticio dei Piceni, o quei Marrucini che, in lunga fila, secondo la legge sacrata, si avviavano alla grotta di Rapino per consegnare alla Madre del cielo e della terra il più bel fiore della Gente, quelle bambine avvolte in candidi lini e onuste di ori che ancora oggi, con sostanziale continuità, dopo venticinque secoli, si prostrano dinnanzi alla Madonna del Carpino. Gente di montagna, forgiata, nelle lunghe ombre invernali, a immergere la finitezza nella fantasia, ad attendere l’incontro con il soprannaturale, a modulare lo spirito e la parola per colloquiare con Dio, uomini guerrieri e nomadi, legati più al senso che al possesso delle cose, uomini forti e gentili, come forse con abusata espressione si dice, che recano in mano, al modo dei mitici abitatori dell’Età dell’oro, latte e miele.
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| Arie di Primavera |
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Itinera callium |
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Nel corso di un millennio lungo i bordi di queste strade erbose sono sorti paesi, santuari, stazioni di sosta in cui hanno operato sodalizi religiosi, corporazioni artigianali e società mercantili. Entro i centodieci metri che costituivano, dall’inizio alla fine, la larghezza di ogni tratturo è corsa, come entro l’alveo di un fiume, la cultura abruzzese |
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Quattro erano i principali tratturi che dall’Abruzzo conducevano in Puglia. Il più lungo, detto anche tratturo magno, partiva da L’Aquila e giungeva a Foggia; altri due collegavano rispettivamente Celano a Foggia e Pescasseroli a Candela. Infine il più breve, scendeva da Castel di Sangro a Lucera. Non a torto quindi, e nonostante che spesso l’espressione sia stata utilizzata acriticamente per rimarcare pregiudizi e luoghi comuni, la regione Abruzzo è stata chiamata terra di pastori e la società abruzzese considerata di formazione agro-pastorale. L’attività armentizia, che ha interessato costantemente, dalla preistoria ai primi di questo secolo un territorio, del resto vocato morfologicamente all’allevamento nomade, a differenza dell’agricoltura e la pesca, le quali, peraltro hanno inciso sul territorio in modo tutt’altro che marginale, non rientra solo entro l’ambito della pratica economica, ma si pone come una vera e propria struttura culturale, complessa e articolata, tanto da assumere il valore di dato identificante, sia a livello diacronico che sincronico, del gruppo sociale. In altre parole se nella storia dell’Abruzzo, possono essere individuati epoche ed elementi distintivi, e se gli abruzzesi, in rapporto al territorio, possono, a seconda dei casi, rivendicare o portare a giustificazione di scelte ed errori, un carattere tipico, tutto questo deve essere ricondotto alla pastorizia che ha coinvolto per lungo tempo grandi masse, all’interno della organizzazione stessa di interi paesi.
Gli itinera callium, di latina memoria, le grandi strade armentizie non sono stati solo un tracciato viario e un sistema di percorsi che hanno messo in comunicazione l’Abruzzo con le regioni vicine, in principale modo con il Molise e la Puglia e secondariamente con il Lazio e la Campania, ma sono stati strumenti, occasione e condizione formativa della identità culturale abruzzese. Innanzi tutto i tratturi sono stati i segmenti della memoria e degli affetti, i legami tangibili con la tradizione, intesa come valore ed esperienza a cui fare riferimento, e con la famiglia, sentita come nucleo forte di una vasta rete di parentele concepite quasi a livello tribale. La solitudine sentimentale dei pastori nell’uniforme e vasto scenario della pianura pugliese a cui faceva da contraltare la solitudine sentimentale delle donne chiuse entro i confini di paesi affondati nella neve, sbarrati dietro la cerchia impraticabile delle montagne, trovava un filo di unione in quello che i tratturi rappresentavano simbolicamente nell’immaginario collettivo: il cammino della vita, l’attraversamento dell’altrove e dell’altro da sé, sotto la taumaturgica protezione dei santi. Non c’è paese abruzzese, la cui storia sia legata alla pastorizia, che non abbia almeno un altare dedicato a San Michele arcangelo, a San Nicola vescovo, a San Domenico abate, a Sant’Eustacchio cacciatore, alla Madonna di Loreto o a quella Incoronata e assisa su un albero. Il dato va inteso come la costituzione di un legame con le tante cappelle, le chiese, i grandi santuari della transumanza, al fine di costituire una uniformità spirituale, una tutela sacrale del territorio che accomunasse e riunisse gli appartenenti dispersi di uno stesso gruppo sociale. Lungo i tratturi hanno camminato insieme ai pastori, in un continuo rimando di contaminazioni, scambi e acculturazioni, i grandi fondamenti della storia antropologica: il mito, la memoria e l’invenzione.
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| Arie di Primavera |
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Se ascoltar vi piace |
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La transumanza raccontata da un pastore-poeta Testo liberamente tratto da "Se ascoltar vi piace. Quaderni di Francesco Giuliani", Lindau, Torino 1992. Francesco Giuliani, nato a Castel del Monte nel 1890, ivi morto nel 1975 è stato uno degli ultimi poeti-pastori della tradizione abruzzese. I suoi scritti, di grande interesse antropologico storico e sociale, sono stati più volte studiati e pubblicati. Il paese natale gli ha dedicato il Museo della pastorizia. |
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I pastori per otto mesi nelle Puglie, lontano dalle famiglie, sparsi in quella sterminata pianura che ancora oggi si chiama il Tavoliere, tante volte nelle campagne deserte e malariche, per alloggio una stalla o la capanna, senza nessuna necessaria comodità, dove si viveva quasi la vita degli uomini primitivi; quattro mesi in montagna, eppure non erano tutti analfabeti. Nelle sere d’inverno riuniti intorno ad un gran fuoco, si leggeva e tutti ascoltavano attentamente. I libri preferiti erano L’Orlando innamorato, L’Orlando furioso, La Gerusalemme liberata, I Reali di Francia, Il Guerin meschino, Le mille e una notte, Le storie dei Paladini di Francia e Paris e Vienna.
C’era qualcuno che poteva fare concorrenza a Silvio Pellico e Tommaso Grossi, nel sapere a memoria parecchi canti della Gerusalemme liberata. Però non tutti i padroni permettevano di leggere; c’erano di quelli che per l’avarizia superavano l’Avaro di Salerno e la sera, come questi, se ne stavano al buio. Quando gli affari andavano bene il padrone stava contento e ai pastori comprava il vino. La sera, rientrati nel rustico abituro, vi regnavano la pace e l’allegria. Qualcuno che aveva un poco di intelligenza raccontava fiabe e storielle allegre. Vivevano nella più pura semplicità. Credevano per vere tutte le fiabe di orchi, di maghi, di fate, di streghe e questi racconti creavano sempre la delizia della pura e semplice compagnia. Raccontavano anche di tesori nascosti nelle caverne sui nostri monti, ma custoditi dai demoni, e non vi era stato mai un coraggioso che riusciva a prenderli. Quando tutto andava male per qualche nevicata o per qualche altro accidente, era come se si stava in lutto. La sera se ne stavano taciturni e muti e se qualcuno faceva una parola non c’era chi gli rispondeva; era come se si assistesse ad una veglia funebre. Qualcuno, annoiato da tanto silenzio, se ne andava a dormire. Se il pane era di cattiva qualità nessuno poteva reclamare. Pazientemente si doveva tollerare tutto. Negli anni del brigantaggio si può dire che vivevano sotto il terrore. Non potevano stare mai tranquilli; qualche volta di notte assaliti e derubati, la casa incendiata e a qualcuno veniva tolta barbaramente la vita. Quando non c’erano le ferrovie la maggior disgrazia per i pastori era quando cadevano ammalati; e nelle zone malariche accadeva spesso. Il malato che voleva e poteva tornare al suo paese vi andava a cavallo sopra il basto, accompagnato da un conducente che prendeva la via del ritorno. La paga giornaliera era di trenta o quaranta centesimi e un chilo di pane, al mese un litro d’olio e un chilo di sale. Erano uomini grandi e robusti; chi sa che si sarebbero mangiato e dei trenta chili di pane ne risparmiavano cinque o sei e anche l’olio non lo consumavano tutto. Stavano sempre affamati come i lupi; mangiavano ogni qualità di verdura selvaggia. La carne delle pecore morte si salava e si conservava secca. Per conto del padrone erano attivi, infaticabili. Lavoravano non solo il giorno, ma anche parte della notte e per se stessi trovavano il tempo per radersi, rattoppare i panni, lavare la biancheria. Al tempo della partenza, nei tempi passati, c’era l’usanza che il giovanotto che aveva la fidanzata riuniva tre o quattro cantori e suonatori e con questi andava sotto la finestra della sua bella e con poche strofe rozzamente ingarbugliate esprimeva il dolore per la partenza, il pensiero che si aveva nella lontananza e l’ansia del ritorno. La fanciulla si affacciava e rispondeva con un mesto canto. Quelle strofe volentieri le avrei scritte, ma non mi riuscì di coglierle intere e per questo vi ho messo del mio. Gli itinera callium, di latina memoria, le grandi strade armentizie non sono stati solo un tracciato viario e un sistema di percorsi che hanno messo in comunicazione l’Abruzzo con le regioni vicine, in principale modo con il Molise e la Puglia e secondariamente con il Lazio e la Campania, ma sono stati strumenti, occasione e condizione formativa della identità culturale abruzzese. Innanzi tutto i tratturi sono stati i segmenti della memoria e degli affetti, i legami tangibili con la tradizione, intesa come valore ed esperienza a cui fare riferimento, e con la famiglia, sentita come nucleo forte di una vasta rete di parentele concepite quasi a livello tribale. La solitudine sentimentale dei pastori nell’uniforme e vasto scenario della pianura pugliese a cui faceva da contraltare la solitudine sentimentale delle donne chiuse entro i confini di paesi affondati nella neve, sbarrati dietro la cerchia impraticabile delle montagne, trovava un filo di unione in quello che i tratturi rappresentavano simbolicamente nell’immaginario collettivo: il cammino della vita, l’attraversamento dell’altrove e dell’altro da sé, sotto la taumaturgica protezione dei santi. Non c’è paese abruzzese, la cui storia sia legata alla pastorizia, che non abbia almeno un altare dedicato a San Michele arcangelo, a San Nicola vescovo, a San Domenico abate, a Sant’Eustacchio cacciatore, alla Madonna di Loreto o a quella Incoronata e assisa su un albero. Il dato va inteso come la costituzione di un legame con le tante cappelle, le chiese, i grandi santuari della transumanza, al fine di costituire una uniformità spirituale, una tutela sacrale del territorio che accomunasse e riunisse gli appartenenti dispersi di uno stesso gruppo sociale. Lungo i tratturi hanno camminato insieme ai pastori, in un continuo rimando di contaminazioni, scambi e acculturazioni, i grandi fondamenti della storia antropologica: il mito, la memoria e l’invenzione.
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| Arie di Primavera |
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I sapori e i profumi della montagna a primavera |
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I prodotti tipici primaverili di montagna (latte, formaggi ovini e bovini, ricotta, formaggio pecorino al peperoncino, marcetto, così come il miele d’Abruzzo) possono essere degustati ed acquistati presso le seguenti aziende agrituristiche |
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Bellavista. Campotosto (Aq). Tel. 0862900128. Formaggio pecorino, ricotta Casa Colonia. Barete (Aq). Tel.0862976322. Latte e formaggio bovino Casale Antonacci. Cagnano Amiterno (Aq). Tel. 0862978708. Latte e formaggio bovino Casale Mancinelli. Capitignano (Aq). Tel. 0862902259. Latte e formaggio bovino Coop. Asca. Anversa degli Abruzzi (Aq). Tel. 086449595-086449492. Formaggio, pecorino, pecorino erborinato, ricotta affumicata, formaggio pecorino al peperoncino, marcetto Cardo Giuseppe. Pescocostanzo (Aq). Tel. 0864641062. Caciocavallo, scamorze fresche e appassite Ciccone. Capestrano (Aq). Tel. 0862954409. Miele millefiori, miele di timo, pappa reale, polline Cupello. Cagnano Amiterno (Aq). Tel. 0862978820. Formaggio pecorino, ricotta, formaggio bovino Di Domenico Claudio. Villetta Barrea (Aq). Tel. 086489292. Caciocavallo, caciocavallo erborinato, scamorze Il Mulino. Anversa degli Abruzzi (Aq). Tel. 086449477. Formaggio pecorino e ricotta Montorselli. Montereale (Aq). Tel. 0862901848. Formaggio caprino, formaggio caprino erborinato Jovana. Scanno (Aq). Tel. 086474657. Formaggio pecorino, ricotta L’Ape e l’Orso. Civitella Alfedena (Aq). Tel. 0864890129. Miele monoflora e millefiori, pappa reale, polline, dolci al miele, oggetti in cera d’api, miele e nocciole, miele alla frutta secca La Canestra. Capitignano (Aq). Tel. 0862901243. Miele millefiori Le Prata. Scanno (Aq). Tel. 0864747263. Formaggio pecorino, ricotta Petronio Giulio. Castel del Monte (Aq). Tel. 0862938107. Formaggio pecorino, ricotta, marcetto Quarto Grande. Rivisondoli (Aq). Tel. 086469589. Miele millefiori Rotolo Gregorio. Scanno (Aq). Tel. 0864902356. Formaggio pecorino, ricotta, ormaggio pecorino erborinato, marcetto Carlino. Casoli (Ch). Tel. 0872982106. Miele Il mulino. Montenerodomo (Ch). Tel. 0872969729. Formaggio di mucca e pecorino La Collina degli Allori. Casalbordino (Ch). Tel. 0873900369. Formaggio di mucca La vecchia casetta. Montenerodomo (Ch). Tel. 0872960154. Formaggio di mucca, caciocavallo, mozzarelle. Le Morre. Palena (Ch). Tel. 0864641796. Formaggio pecorino, ricotta, caciocavallo, mozzarelle L’Uliveto. Palombaro (Ch). Tel. 0871895201. Formaggio bovino Olimpo. Villa S. Maria (Ch). Tel. 0872940425. Miele millefiori Piano del Forno. Pennadomo (Ch). Tel. 0872968197-0872968147. Formaggi Agriturismo De Contra. Caramanico (Pe). Tel. 085922188. Formaggio pecorino Collalto. Penne (Pe). Tel. 0858215003. Miele millefiori Cusano. Roccamorice (Pe). Tel. 0858572208. Miele De Angelis Domenico. Caramanico (Pe). Tel. 0859092102. Formaggi Fonte Cupa. Farindola (Pe). Tel. 0858236272. Formaggio pecorino e ricotta Il Portico. Penne (Pe). Tel. 0858210775. Miele Il Vecchio Frantoio. Farindola (Pe). Tel. 0858236271. Formaggio pecorino e ricotta La Pagliarella. Caramanico (Pe). Tel. 085928174. Formaggio pecorino e ricotta, miele millefiori L’Aperegina. Corvara (Pe). Tel. 0858889351. Miele millefiori L’Oliveto. Tocco da Casauria (Pe). Tel. 0858809178. Miele Tholos. Roccamorice (Pe). Tel. 0858572590. Formaggio pecorino Agriturismo Curti. Teramo. Tel. 0858002139. Miele millefiori Agriturismo D’Ambrosio. Bisenti (Te). Tel. 0861997335. Formaggio pecorino Capodacqua. Carmignano (Te). Tel. 086166678. Formaggio pecorino, ricotta, formaggio pecorino sott’olio Colle Picco. Campli (Te). Tel. 0861286281. Formaggio pecorino, ricotta Colle Settevangeli. Arsita (Te). Tel. 0861998008. Miele millefiori Colle Verde. Roseto degli Abruzzi (Te). Tel. 0858998116. Formaggi Di Marco Cesare. Arsita (Te). Tel. 0854152539. Formaggio pecorino Di Marco Eugenio. Arsita (Te). Tel. 0861995208. Formaggio pecorino, ricotta, formaggio pecorino sott’olio Di Nicola Dunatill. Roseto (Te). Tel. 0858992180. Miele Fontiana. Castellalto (Te). Tel. 0861556241. Formaggi Gioia. Cellino Attanasio (Te). Tel. 0861659055. Formaggio pecorino e ricotta, miele millefiori Il Melograno. Cellino Attanasio (Te). Tel. 0861659041. Formaggio pecorino e ricotta, miele millefiori I Tre Comignoli. Tossicia (Te). Tel. 0861593147. Formaggio pecorino e bovino Il Regno dei sogni. Colledara (Te). Tel. 0861698253. Formaggio pecorino e bovino I Vaccari. Isola del Gran Sasso (Te). Tel. 0861975045. Formaggi La Ginestra. Castiglione Messer Raimondo (Te). Tel. 0861990140. Miele millefiori La Tana del Lupo. Crognaleto (Te). Tel. 086195460. Formaggio caprino e pecorino Le Macine. Teramo. Tel. 0861555227. Formaggio pecorino Lu Formaggio. Castelli (Te). Tel. 0861979585. Formaggio pecorino e ricotta Picchio Verde. Teramo. Tel. 0861328737. Formaggio pecorino Ponte Murato. Morrodoro (Te). Tel. 0858041171. Miele San Lorenzo. Teramo. Tel. 0861329359. Formaggi Tembrietta. Isola del Gran Sasso (Te). Tel. 0861975262. Formaggio pecorino e bovino
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