Continuità dei Luoghi di Culto

Eremo-San-Bartolomeo-in-Legio

Continuità dei Luoghi di Culto

I luoghi di culto ed i riti pagani

La straordinaria continuità dei luoghi di culto e di alcuni rituali pagani ha motivazioni più complesse rispetto alla continuità degli oggetti.

L’attaccamento dei popoli italici ad una religione semplice ed essenziale, fatta di dei concreti, trasfigurazioni di personaggi reali, in particolare Ercole, che viene raffigurato con la clava e la pelle del leone appena ucciso, rispecchiava e ben si adattava al loro stile di vita pragmatico, tipico di un ‘economia agricolo-pastorale. Questo senso esasperato di realismo, che  ancora adesso si conserva nelle campagne abruzzesi e che tanto aveva caratterizzato la forza politica di Roma, ostacolò il diffondersi di tutte quelle filosofie, utopie e religioni provenienti dall’Oriente, mentre nella capitale, ormai sommersa da un immigrazione cosmopolita, e nelle città, queste nuove idee avevano profondamente radicato, vincendo le resistenze di una minoranza del vecchio patriziato.

Come potevano delle tribù guerriere che innalzavano templi ad Ercole, accettare una religione che propagandava valori diametralmente opposti alla propria cultura? Inoltre il paganesimo tradizionale veniva correlato ad altri ideali propri della romanità, che nelle città andavano disgregandosi insieme alla stabilità dell’Impero. Per tale motivo, nella tradizione montanara conservatrice, la fedeltà alla religione dei padri potrebbe aver acquisito anche un significato ideologico di resistenza alle nuove idee, sia perché ritenute sovvertitrici di un ordine che aveva, fino ad allora, garantito sicurezza e stabilità.

Lo stesso Cristianesimo, penetrato nelle città fin dai primi secoli, riuscì a diffondersi in questo mondo agricolo pastorale molto tardi, solo dopo il crollo dell’Impero Romano d’Occidente, tra il VII e l’VIlI secolo. Naturalmente, non fu possibile modificare completamente tradizioni e riti, frutto di una mentalità e della millenaria elaborazione spirituale dell’uomo: la chiesa preferì accettare di inserirsi, conaltrettanto realismo, nei luoghi di culto tradizionali, adattando spesso gli antichi riti pagani alla nuova religione.

 

Sacralità delle grotte

Con la sopravvenuta necessità di impiantare i villaggi presso i terreni da coltivare, i neolitici utilizzano le grotte, fino ad allora usate dai cacciatori nomadi come rifugi temporanei, quali luoghi di culto delle divinità. Questa venne infatti identificata dai nuovi agricoltori nella madre terra, fonte di vita. Per venire a più intimo contatto con questa nuova divinità, scavano delle buche in terra nelle profondità delle grotte gettandovi offerte rituali. Sono documentati anche sacrifici umani di bambini, come nella grotta-santuario detta dei Piccioni presso Bolognano (Pescara).

Tuttora alcune grotte conservano connotazioni sacrali poiché i santi portati dal cristianesimo si sovrapposero alle divinità terrestri primordiali; come nel caso, molto diffuso, di san Michele Arcangelo, santo che ben si adattava a sostituire la venerazione di Ercole, prediletto dagli antichi pastori-guerrieri italici, sia perché guerriero contro il maligno, sia per la stessa similarità di immagine, con l’arma sollevata nell’atto di colpire, dava nel primo, spada nel secondo.

 

Le pitture rupestri presso gli eremi

Recenti ricerche documentano la presenza di numerose pitture rupestri anche in Abruzzo.

Le più antiche sono attribuibili al periodo neolitico e rappresentano soggetti religiosi dipinti in ocra rossa (figure di ‘oranti’ di sacerdoti, ecc.). Più numerose sono quelle del periodo bronzo-ferro eseguite con carboncino, che illustrano in prevalenza scene di battaglia.

Si trovano sulle pareti di ripari sotto roccia o di qualche grotta, nella quasi totalità dei casi in luoghi poi abitati da eremiti o sedi di chiese rupestri; un altro elemento, questo, che avvalora la tesi di un loro significato magico-religioso di carattere propiziatorio e la continuità in Abruzzo dei luoghi di culto.

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