Chiesa di Santa Maria d’Arabona

Chiesa di Santa Maria d’Arabona

La chiesa di Santa Maria d’Arabona (XLII sec.), nel territorio di Manoppello, in provincia di Pescara, si distingue per la sua particolare struttura cistercense ispirata a caratteri di estrema semplicità e rigore formale.

In contrapposizione ai Cluniacensi, che nel tempo avevano sviluppato un stile sfarzoso, enfatico e ricco di decorazioni, i Cistercensi preferirono forme architettoniche austere seppur grandiose e purissime nelle linee: l’austerità, regola prima dell’ordine, impose forme semplici e funzionali.

Le abbazie cistercensi in Italia in tutto furono ottantasei, di cui cinque in Abruzzo, la prima, del 1191, fu Santa Maria di Casanova, oggi in rovina.

La costruzione di Santa Maria d’Arabona fu iniziata dai monaci cistercensi neI 1208 e mai terminata. La fabbrica iniziò dalle absidi e si fermò subito dopo la prima campata del piedicroce; una vera facciata non esiste, quella visibile è ancora un’antica tamponatura in cotto, mentre il resto della costruzione è coperta da pietre squadrate.

L’abside, rettangolare come in tutte le chiese cistercensi, è illuminata da un grande rosone a ruota e da due ordini di monofore strombate all’esterno; sulla parete di fondo affreschi di Antonio da Atri (XIV sec.). Le arcate che separano il transetto dalle navatelle e dalle cappelline sono a sesto acuto e sostenute da pilastri a fasci svettanti, le arcate divisorie tra le navate sono a tutto sesto; la cupola ribassata è ornata da costoloni convergenti in un anello con foglie di acanto.

L’altare in pietra è rialzato su gradini ed ornato da sculture. Appoggiato alla parete sinistra dell’abside, retto da due agili colonnine dai preziosi capitelli, è il tabernacolo finemente scolpito e decorato con motivi floreali; più avanti svetta l’agile colonna per il cero pasquale percorso, dalla base fino all’apice, da minuziosi e significativi rilievi delicatamente ricavati dalla pietra. Ai lati dell’abside due cappelle per parte: nella prima un affresco deI ‘500; nell’ultima a destra la tomba di Dino Zambra (1922-1944), figlio del Barone Zambra, morto in odore di santità. 

L’antico monastero, trasformato in civile abitazione, conserva solo la suggestiva Sala Capitolare con pilastro centrale che dirama costoloni sugli angoli e sulle pareti, raccolti da capitelli pensili. Tutta la costruzione è circondata da un grande giardino. Il monastero e la chiesa, acquistati dalla famiglia Zambra, sono stati poi donati ai Salesiani.

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