I Tratturi in Abruzzo

I Tratturi in Abruzzo

I Tratturi in Abruzzo

I Tratturi in Abruzzo

 

 

Nell’Italia meridionale e insulare, accanto alle moderne strade ed autostrade si intravedono tracce e residui cospicui di primordiali vie di comunicazione: i tratturi dell’Abruzzo e della Puglia e le trazzere siciliane. 

Erano grandi vie battute dagli armenti nelle loro trasmigrazioni periodiche primaverili e autunnali Nell’Abruzzo interno, i prati stabili erano scarsissimi, così pure quelli destinati alla coltura delle foreggere. L’impossibilità di immagazzinare molto foraggio secco o di sopportare l’alto costo dell’importazione, rese necessario, con l’aggiunta di altre motivazioni, il vasto esercizio della pastorizia transumante. La possibilità di questo transito svolto in condizioni propizie che assicuravano una regolare alimentazione agli armenti, ne evitava i temuti deperimenti e deprezzamenti

L’economia armentizia si tradusse in caratteri essenziali per il paesaggio e la psicologia popolare. 

Greggi numerose scendevano dalle pendici dei monti o attraversavano i grandi e solenni altipiani, circondate da rumorose mute di cani; sulle alte spianate, incollate alla roccia nuda, spesso si addossavano l’uno all’altro ricoveri in pietra costruiti a secco, necessari a stivare foraggio e al riparo di pastori e animali, erano alti anche molti metri con un piano rialzato e circondati dai "chiusi", rozzi recinti dove si radunavano, durante le notti non troppo fredde o in qualche ora del giorno, le greggi. Su tutto lo sguardo fermo di figure solenni e jeratiche, di quei "pecorari" che l’arte di Gabriele D’Annunzio e di Francesco Paolo Michetti ci hanno fatto conoscere.

Lungo le vie erbose nascevano, discosta dai centri abitati, chiese silenziose, circondate di verde; appena un sentiero le collegava ai "bracci" del tratturo, all’interno dei semplici portali in pietra Madonne consolatrici e Santi patroni.

Sulle pareti meridionali, aperti alla calda luce del mezzogiorno, porticati spaziosi offrivano ricovero alle pecore e, ai pastori, conforto al corpo e all’anima. Furono romane le prime tractoria altre, invece, tracciate nel Medioevo, ma i precisi interventi e le prime norme legislative risalgono alla dominazione aragonese. 

Peltuinum. presso Civita d'Ansidonia, centro dei vestini cismontani, era tagliato in due dal tratturo che da Amiternum attraversava l’aquilano montano fino a Castel di Sangro, per proseguire poi nel Molise; lungo il tratturo i romani realizzarono la via Claudia Nova che fece la fortuna della città, diventata prefettura e arricchita di edifici di notevole pregio stilistico. E Saepinum città sannitica sulla piana vicino a Boiano alle pendici del Matese, deve il suo nome che significa "luogo recintato," alla sua collocazione lungo il tratturo, qui le greggi sostavano riparate e protette. 

I tratturi allacciavano le montagne d’Abruzzo alla pianura del Tavoliere, alla terra d’Otranto, all’Agro romano, alla Maremma, alla Terra di lavoro.

Erano utiizzati per il pascolo ala soste (riposi), di cui le greggi usufruivano due volte all’anno, in maggio per risalire dalla Puglia, già arsa e priva di erbe, alle montagne abruzzesi, ricche di verde e di boschi e in ottobre, per ridiscendere, ai primi freddi, dai monti già coperti di neve alle calde e ricche pianure pugliesi, in particolare a Foggia, "la dogana della mena delle pecore", dove, come raggi di una ruota, convenivano molti dei tratturi. 

Fu dunque un bisogno economico e sociale a determinare la nascita e la lunga esistenza delle vie armentizie. Il vasto territorio del Regno di Napoli, tranne poche zone coltivate a cereali, viti, olivi ed alberi da frutto era un solo campo da pascolo dove le greggi svernavano o "estivavano" e dove perciò altre industrie o non sorgevano o non prosperavano. Per l’affitto dei pascoli (poste di locazione) si pagava un canone (fida) proporzionale al numero delle pecore e che andava alle casse erariali. Gratuito era invece il transito ed il pascolo sui tratturi, sorti su terreni di proprietà demaniale.

Le grandi vie erbose, larghe da un massimo di 111 m ad un minimo di 18,50 m (tratturi, tratturelli, bracci), erano lunghi fino a 250 km; l’inizio era sempre segnato da un masso ben visibile tra l’erba: "il titolo", uno è ancora lì, nei pressi di Pescasseroli, segna l’inizio del tratturo che portava a Candela, in Puglia: un monumento muto, spoglio e schivo ad una immensa riserva di storia e tradizione.

 

I Tratturi in Abruzzo

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